| 3 - 10 - 2007 | |
| Benvenuto nella rubrica Psicosport | |
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Simone Forni Immaginate uno sgabello a tre piedi. Ecco, l’atleta è come uno ”sgabello”, dove i suoi piedi rappresentano le sue abilità: tecnica, fisica e mentale. Non possiamo sottovalutare nessuno di questi tre aspetti, ciò significherebbe rendere, nella migliore delle ipotesi, il suo equilibrio instabile; nella peggiore delle ipotesi lo renderemmo praticamente “inutilizzabile”. La psicologia dello sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici e psico-fisiologici dello sport: per definizione e necessità essa trae linfa e contenuto da molteplici discipline che vanno dalla medicina alle scienze motorie, ma ha trovato negli anni un suo preciso e definito percorso di ricerca e di intervento. Inizialmente la psicologia dello sport ha cercato di stabilire delle relazioni significative fra personalità e sport, utilizzando soprattutto strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia clinica; successivamente si è specializzata nell'ambito della preparazione mentale e delle abilità che possono essere incrementate nell’atleta e nel gruppo squadra, vale a dire l'attenzione, la concentrazione, la motivazione, la coesione, la leadership, la gestione dello stress e dell'ansia e molto altro ancora. Questa particolare branca della psicologia non si occupa di aspetti patologici e non è riconducibile pertanto alla psicologia clinica; la psicologia sportiva offre degli strumenti operativi per incrementare le prestazioni dell’atleta - nel suo sviluppo e nel suo percorso sportivo -, del gruppo squadra - nelle sue dinamiche relazionali -, dello staff tecnico e dirigenziale, nonché del settore arbitrale. Chi è lo psicologo dello sport? Perché gli atleti o le società richiedono l'intervento dello psicologo dello sport? Situazioni tipo, alcuni esempi: Come costruiamo il programma di allenamento? Quali sono i nostri obiettivi? E la nostra mission? Vincere il campionato è un obiettivo o una speranza? Cosa pensiamo durante la nostra performance? Situazioni tipo, alcuni esempi: l’allenatore/società che esaspera la prestazione; come comprendere le dinamiche legate al rapporto fra il genitore e le sue aspettative e l’atleta con la sua realtà; come bisogna comportarsi di fronte a quell’atleta che è vincente in allenamento, ma “crolla emotivamente” di fronte ad una competizione? L’ansia è da considerare solo come un nemico? Come trattiamo le fantasie? Situazioni tipo, alcuni esempi: Cosa possiamo insegnare ad un bambino di 9 anni? cosa non possiamo pretendere, invece, da uno di 7 anni? E con quello di 13 anni? Quali sono le situazioni che mettono in sicurezza l’ambiente sportivo frequentato dai bambini? Che tipo di comunicazione adottiamo? Li incoraggiamo o li incitiamo? Conosciamo bene la differenza tra autorevolezza ed autorità? Situazioni tipo, alcuni esempi: Cerchiamo in ogni allenamento di creare un gruppo, ma noi in che gruppo siamo? Come condividiamo le nostre esperienze professionali? Le nostre difficoltà e i nostri successi come possono arricchire l’altro? Quali corsi seguiamo per migliorare la tecnica di allenamento - mentale? | |
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