Simone Forni
Immaginate
uno sgabello a tre piedi. Ecco, l’atleta è come uno ”sgabello”,
dove i suoi piedi rappresentano le sue abilità: tecnica, fisica
e mentale. Non possiamo sottovalutare nessuno di questi tre aspetti,
ciò significherebbe rendere, nella migliore delle ipotesi,
il suo equilibrio instabile; nella peggiore delle ipotesi lo renderemmo
praticamente “inutilizzabile”.
La psicologia dello sport è la disciplina che studia gli aspetti
psicologici, sociali, pedagogici e psico-fisiologici dello sport:
per definizione e necessità essa trae linfa e contenuto da molteplici
discipline che vanno dalla medicina alle scienze motorie, ma ha
trovato negli anni un suo preciso e definito percorso di ricerca
e di intervento.
Inizialmente la psicologia dello sport ha cercato di stabilire
delle relazioni significative fra personalità e sport, utilizzando
soprattutto strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia
clinica; successivamente si è specializzata nell'ambito della
preparazione mentale e delle abilità che possono essere incrementate
nell’atleta e nel gruppo squadra, vale a dire l'attenzione, la
concentrazione, la motivazione, la coesione, la leadership, la
gestione dello stress e dell'ansia e molto altro ancora.
Questa particolare branca della psicologia non si occupa di aspetti
patologici e non è riconducibile pertanto alla psicologia clinica;
la psicologia sportiva offre degli strumenti operativi per incrementare
le prestazioni dell’atleta - nel suo sviluppo e nel suo percorso
sportivo -, del gruppo squadra - nelle sue dinamiche relazionali
-, dello staff tecnico e dirigenziale, nonché del settore arbitrale.
Chi è lo psicologo dello sport?
Lo psicologo non è un tecnico, quindi non eroga servizi concernenti
consigli o strategie tecniche e tattiche, ma riveste un ruolo
ben definito, quello di esperto di tematiche psicologiche e psico-pedagogiche
nei confronti di tutti i membri della Società Sportiva.
Perché gli atleti o le società richiedono l'intervento
dello psicologo dello sport?
Per migliorare la prestazione sportiva - Questa è la ragione più
comune che porta allenatori, atleti e dirigenti a richiedere la
consulenza di uno psicologo dello sport. In termini generali,
le prestazioni sportive migliorano attraverso l'uso di programma
di preparazione psicologica centrato sul miglioramento della concentrazione
e sull'insegnamento di strategie mentali efficaci. Attraverso
l'apprendimento di questi sistemi l'atleta impara a mettersi nella
condizione pre-gara ottimale e tale da favorire l'affermarsi di
una prestazione agonistica corrispondente alle sue capacità attuali.
Situazioni tipo, alcuni esempi: Come costruiamo il programma
di allenamento? Quali sono i nostri obiettivi? E la nostra mission?
Vincere il campionato è un obiettivo o una speranza? Cosa pensiamo
durante la nostra performance?
Per gestire lo stress agonistico - Gli atleti, indipendentemente
dal loro livello, avvertono la pressione competitiva in diverso
modo. Tale pressione può derivare dalle aspettative dell'allenatore
o dei genitori così come dalle aspettative dello stesso atleta
o della società. E' necessario imparare a conoscere le proprie
reazioni a queste situazioni e sviluppare al massimo la capacità
di gestire efficacemente questi momenti di forte tensione sia
fisica sia psicologica.
Situazioni tipo, alcuni esempi: l’allenatore/società
che esaspera la prestazione; come comprendere le dinamiche legate
al rapporto fra il genitore e le sue aspettative e l’atleta con
la sua realtà; come bisogna comportarsi di fronte a quell’atleta
che è vincente in allenamento, ma “crolla emotivamente” di fronte
ad una competizione? L’ansia è da considerare solo come un nemico?
Come trattiamo le fantasie?
Per permettere ai bambini e ai giovani di vivere lo sport
in maniera positiva - Le organizzazioni sportive che si occupano
del settore giovanile dovrebbero servirsi della consulenza dello
psicologo dello sport per costruire insieme a lui un ambiente
che sia all’altezza di gestire in modo competente le richieste
da parte dell’utenza. La domanda a cui DOBBIAMO rispondere è:
“perché un genitore dovrebbe affidarci il proprio figlio/a?” E’
un interrogativo al quale non possiamo sottrarci e al quale dobbiamo
rispondere con serietà e senso di responsabilità. Formare/aggiornare
i tecnici sportivi, favorire la realizzazione di programmi adeguati
alle esigenze di sviluppo del bambino/atleta sia da un punto di
vista cognitivo sia, soprattutto, da un punto di vista emotivo/relazionale,
saranno gli obiettivi da raggiungere.
Situazioni tipo, alcuni esempi: Cosa possiamo insegnare ad un bambino di 9 anni? cosa non possiamo pretendere, invece, da uno di 7 anni? E con quello di 13 anni? Quali sono le situazioni che mettono in sicurezza l’ambiente sportivo frequentato dai bambini? Che tipo di comunicazione adottiamo? Li incoraggiamo o li incitiamo? Conosciamo bene la differenza tra autorevolezza ed autorità? Per formare gli allenatori e i dirigenti sportivi - Ogni operatore sportivo dovrebbe essere coinvolto in un processo di aggiornamento continuo che non riguarda solo ed esclusivamente l’aspetto tecnico ma anche quello psicologico. Creare spazi in cui gli allenatori e lo psicologo possano affrontare tutti quei temi che ruotano intorno alle dinamiche relazionali di un gruppo o del singolo atleta. Creare spazi perché gli allenatori, così come i dirigenti, possano arricchirsi grazie a strumenti adeguati per rispondere in maniera competente ed adeguata a tutte quelle situazioni, spesso complesse, che si presentano sul lavoro.
Situazioni tipo, alcuni esempi: Cerchiamo in ogni allenamento
di creare un gruppo, ma noi in che gruppo siamo? Come condividiamo
le nostre esperienze professionali? Le nostre difficoltà e i nostri
successi come possono arricchire l’altro? Quali corsi seguiamo
per migliorare la tecnica di allenamento - mentale?
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